Visita turistica di Siracusa

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Il nome Siracusa deriva dal siculo Syraka (abbondanza d’acqua), per la presenza di molti corsi d’acqua e di una zona paludosa. In epoca greca la città fu anche chiamata Pentàpoli, perché una delle più grandi metropoli del mediterraneo, formata dai cinque grandi quartieri storici: Ortigia, Acradina, Neàpoli, Tiche ed Epipoli. Da ventisette secoli, la città rappresenta un sito di rilevanza sia storica che culturale. A partire dalle culture neolitiche, passando per i Corinzi che fondarono la città greca, fino ad arrivare alla nascita della città barocca, la storia di Siracusa riemerge con tutto il suo splendore in diversi punti della città.

Beni archeologici

Tra i beni che lasciano riaffiorare i fasti delle epoche antiche si trova il parco archeologico della Neapolis, all’interno del quale si può seguire un eccezionale percorso nel passato più remoto della città. Tuttavia, la più importante testimonianza dell’architettura antica è senza dubbio il Teatro Greco: in passato era ben più complesso di quanto lascino immaginare i resti di oggi. Tutte le parti costruite in blocchi di pietra, infatti, vennero asportate per essere utilizzate nella costruzione delle mura di Ortigia volute da Carlo V tra il 1520 e il 1531. Costruito nel V secolo a.C. dall’architetto Damacopos, venne ristrutturato tra il III e il II secolo a.C. per volere di Ierone II. Qui scrissero, composero e rappresentarono le loro opere – a partire dalla prima metà del V secolo a.C. –i più grandi commediografi greci ed Eschilo mise in scena per la prima volta alcune sue tragedie.  Un’enorme depressione separa l’area del teatro dalla zona sud della Neapolis. Sono le Latomie, cave dalle quali gli architetti siracusani estrassero milioni di metri cubi di roccia. Le enormi gallerie furono per secoli anche prigioni. L’Orecchio di Dionisio, una delle latomie più imponenti, deve il suo nome alla leggenda che vuole che, grazie alla straordinaria acustica di questa cavità, il tiranno potesse ascoltare dall’alto anche i più tenui bisbiglio di protesta dei suoi prigionieri. Di fianco si trovano altre enormi cavità come la Grotta dei Cordari, utilizzata fino a pochi decenni fa dagli artigiani che producevano cordami, la Latomia Inatagliatella e la Latomia Santa Venera.

Tra gli altri beni archeologici troviamo la tomba di Archimede, al quale il nome di Siracusa è indissolubilmente legato: a parte la scoperta del principio della leva e del galleggiamento dei corpi, Archimede si rese famoso per la costruzione di macchinari che resero la città invincibile. Durante l’assedio romano infatti, Archimede terrorizzò gli eserciti del Console Marcello tramite gli specchi ustori, le manus ferrea e le catapulte.

Troviamo poi l’imponente monumento dedicato a Zeus liberatore, l’Ara di Ierone II; l’Anfiteatro romano,di poco più piccolo dell’Arena di Verona e del Colosseo; il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi (a capo della direzione del museo dal 1888), testimonianza di ben 18.000 reperti provenienti dagli scavi di tutta la Sicilia sudoccidentale e infine il Museo del Papiro. Siracusa è infatti celebre nel mondo anche per la presenza del papiro che cresce rigoglioso tra le sponde del fiume Ciane e in Ortigia nella fonte Aretusa. Secondo alcune ipotesi la pianta fu importata dall’Egitto verso il 250 a.C.; secondo altre ipotesi sono stati gli arabi ad introdurre la pianta in Sicilia.

 

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