Storia e leggenda di S.Agata, patrona di Catania

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Nel 1911 Emanuele Piaceri, in Culti e miti dell’antica Sicilia, rivelò che il culto di S. Agata non era altro che la versione cristiana di quello più antico di Iside.

Si celebra dal 3 al 5 febbraio a Catania, in Sicilia, ma con una lunga preparazione precedente. Il momento cruciale è l’uscita in processione del “fercolo” con le reliquie, trainato dai devoti: solo i maschi sono ammessi a questo atto di culto, vanno vestiti con un camice bianco e un berrettino nero e sono detti “i nudi”. La processione è accompagnata dal gioco delle “candelore” o “cerei”, macchine lignee ricche di intagli, luci, decorazioni. Esse rappresentano le antiche corporazioni: pescivendoli, macellai, bettolieri, calzolai, ognuna con le insegne del mestiere. Sono pesantissime e i “portatori” fanno a gara di forza e di destrezza. Al passaggio della Santa, trainata “dal popolo”, i borghesi fanno ala dai balconi illuminati e decorati, dai quali, una volta, lanciavano le offerte.

Quasi scomparsa è la tradizione delle “’ntuppatedde”, che Verga prese a pretesto in La coda del diavolo. Il nome “’ntuppatedde” designava le donne catanesi che nel corso della festa di S. Agata godevano del privilegio di uscire da sole, irriconoscibili perché avvolte in uno scialle che lasciava libero solo un occhio. Così vestite potevano andare in giro, stuzzicare gli uomini e farsi offrire da loro qualunque cosa volessero, senza violazione del codice d’onore.

Su S. Agata, elemento di forte identificazione, si sono costruite infinite leggende. Condotta al carcere, la vergine Agata si ferma “per allacciarsi la scarpa”: in quel punto fiorisce un olivo selvatico ( da qui le famose “olivette” ).

Ma c’è anche la storia del generale bizantino Giorgio Maniace che, nel 1040, dopo aver vinto i Saraceni in Sicilia, manda a Costantinopoli le reliquie della Santa. Per un’ingiunzione ricevuta in sogno, i due soldati Giliberto e Goselmo, nel 1126 rubano il corpo della Santa e lo riportano in Sicilia nascosto dentro una faretra, conservandolo poi a Catania, nella chiesa del Santo Carcere, dove si trova attualmente. Agata è, per i catanesi, molto più che soltanto la patrona della città. Lei è la la loro protezione, il loro più grande punto di riferimento nei momenti difficili. Emozionante è il grido dei fedeli al passaggio della Santa: “Tutti, devoti tutti!”

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