Alla scoperta di Ortigia

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Da sempre considerata il centro di Siracusa, Ortigia fu roccaforte fortificata fino alla fine dell’Ottocento. Ortigia separa i bacini del Porto Grande dal Porto Piccolo. Sull’isola, oggi collegata alla terraferma dal ponte Umbertino, si incontrano tracce della Siracusa di tutte le epoche, a partire dal Tempio di Apollo del VI secolo a.C.

La piccola isola è una suggestiva testimonianza dell’antichità e le viuzze di vecchia epoca, i portoni, le pietre con cui le piccole case sono costruite e tutto ciò che fa da cornice la rendono quasi un posto magico.

A fare da scenografia sulla piazza principale vi è il Duomo, edificato tra il 1728 e il 1753. Ingloba al suo interno il tempio di Minerva a sua volta dedicato da Gelone ad Atena. All’interno, la chiesa, in parte in stile greco e in parte romano, ospita una fonte battesimale del XIII secolo, alcuni mosaici d’epoca normanna e una ricca decorazione di quadri e sculture.

Sul lago Aretusa, affacciato verso il traffico del Porto Grande, oggi come in epoca greca sgorgano ancora le acque della Fonte Aretusa, cantata da Ovidio nel narrare la trasformazione della ninfa Aretusa in sorgente.

Sull’estremità meridionale di Ortigia, sorge il Castello di Maniace che deve il suo nome al condottiero bizantino che tra il 1038 e il 1042 effettuò una fruttuosa incursione in Sicilia, inviando a Costantinopoli, come segno della sua vittoria, da Catania le reliquie di Sant’Agata, riportate alla città nel 1127 e da Siracusa le reliquie della patrona Santa Lucia, mai restituite alla città aretusea.

« Giace della Sicania al golfo avanti un’ isoletta che a Plemmirio ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. A quest’isola è fama, che per vie sotto il mare il greco Alfeo vien, da Doride intatto, infin d’Arcadia per bocca d’Aretusa a mescolarsi con l’onde di Sicilia… »

(Virgilio, Eneide, libro III-1095)

 

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